Spunti e idee

Storie incredibili e segreti svelati

Una storia burrascosa col mio scrittore preferito

Come un’innocua lettura può cacciarvi in una relazione che non vi aspettavate. Questa non è una storia su misura: è la mia.

Ebbene sì: ho avuto una relazione burrascosa con uno scrittore famoso.
Anzi, più di uno, se lo volete sapere.
La lettura è una storia d’amore: qualcuna dura una vita, altre finiscono sul nascere.
Quando leggi un libro in fondo stai accettando di andare a cena col suo autore. Di avventurarti, e anche un tantino al buio. Pensate se non è così.
Poi qualche volta la cosa funziona, lo rivedi un’altra volta, per un’altra cena: un altro libro.
Dopo di che si sa come vanno queste cose. La passione travolge, si passa il tempo insieme, ci si conosce. Capita pure di trasferirsi a casa sua, nel suo mondo.

Tra me e Alessandro Perissinotto era iniziata subito per il verso giusto. Aprii le prime pagine de “L’anno che uccisero Rosetta” e sentii le farfalle allo stomaco. Fu un colpo di fulmine, pensai «È quello giusto».
Dopo quel primo incontro così intenso feci di tutto per rivederlo. Per fortuna erano già usciti da un po’ degli altri suoi libri, così mi tuffai in lui, nelle sue parole e nella sua scrittura come non ci fosse più altro al mondo.
Fu con “Al mio giudice” che compresi di amarlo.
Ero ormai in balia delle sue parole, pronta a seguirlo con qualsiasi editore. Leggevo “L’ultima notte bianca” spaventata all’idea che sarebbe giunta l’ultima pagina. Era bellissimo.
Credevo che tra noi sarebbe stato per sempre. Gli chiedevo, come ogni innamorato: «Ti prego, non cambiare mai».
E invece lui cambiò.

Ero in viaggio quando cominciai il suo “Per vendetta”.
Il nostro rapporto era ormai solido. Nutrivo solo aspettative per quella vacanza insieme.
Purtroppo invece, mano a mano che procedevo nella lettura, qualcosa non andava.
Il suono della sua voce mi appariva estraneo; mi sorprendevo a fare fatica ad ascoltarlo.

Cosa ci stava succedendo?
Cos’era capitato al mio grande autore, senza che me ne accorgessi?
Non lo riconoscevo più, in quelle frasi spezzate e ferite, in quelle atmosfere pesanti, in quel gusto della crudeltà e della recriminazione. Ero sconvolta.
Arrivai lo stesso alla fine del viaggio, all’ultima pagina. Ma all’arrivo glielo dissi: tra noi era finita.
Non fu una separazione facile. Cominciai a guardarmi intorno in libreria, sperando in un altro amore come quello. Nacquero storie di cui vi parlerò, forse.
Passarono gli anni e un giorno per caso lo rincontrai.

Vagavo alla Feltrinelli alla stazione di Verona, mi sentii chiamare da uno scaffale.
Era lui. Il titolo era “Le colpe dei padri”. D’un tratto provai un senso di nostalgia.
Ripensai a quello che c’era stato tra noi e decisi che dovevo dargli un’altra chance.
Acquistai il libro.
Ci provammo, e avrei tanto voluto che funzionasse. Ma a pagina venti mi s’impose l’amara verità.
Non potevo andare avanti. Quell’amore non c’era più.
Sul ripiano accanto agli altri ora resta questo libro spezzato sul nascere, come una lettera d’addio che non sono riuscita a leggere.
Accanto però ho lasciato dello spazio. Con l’amore non si può mai dire…